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I critici d’arte sono i veri artisti – IL MARKETING E L’ARTE

I critici d’arte sono i veri artisti - IL MARKETING E L’ARTE

Oggi ci sono molte persone che cercano con pervicacia di far entrare il marketing nel mondo dell’arte.
Non basta che l’industria, il design, l’architettura, la gastronomia, l’elettronica, e chi ne ha più ne metta, siano gestite e a volte perfino governate dal marketing.
Ora vogliono anche un campo che per definizione morale, un dominio e una gestione di mercato non dovrebbe mai averla.

Tutto oggi può essere gestito dal marketing, ma se si considera un prodotto artistico (pittura, scultura musica perfino…) gestibile e giostrabile dal mercato, allora molto probabilmente, quell’artefatto non sarebbe da definire artistico, ma solo il prodotto dell’industria, dell’artigianato o altro.

Abbiamo già visto artisti che in passato (specialmente nell’ultimo secolo) strumentalizzavano l’arte grazie alla forza filosofica ed eristica dei propri critici. Gli “artisti” producevano “pezzi d’arte” come fossero manufatti di una catena industriale, poi pompavano questi oggetti senza anima facendoli diventare magici, grazie alle parole dei critici (prebendati). Successivamente vendevano questi pezzi a caro prezzo riuscendo a fare profitto per riforaggiare i critici, la pubblicità e guadagnare il mercato. Il ciclo continuava.

Oggi la situazione è simile, c’è solo un’inflazione di ”artisti” e di questi oggetti senza anima che i critici cercano di  trasformare in arte.
Oggi la concorrenza è spietata si fanno guerra tra di loro e sfornano opere come fossero biscotti della fortuna cinesi. Non hanno tempo di ragionare o di cercare di donare alle loro opere un che di artistico. Il più delle volte sono ignari di quello che hanno realizzato, sono pusillanimi e per spiegare la robaccia che propinano, si affidano direttamente al critico.
Quest’ultimo rende l’oggetto senza idea, un’opera d’arte; accantona l’artista in un angolo come fosse in preda a visioni lisergiche, inventa storie e filosofie, piazza sofismi come fossero trappole per orsi.
Alla lunga invece che orsi, catturano talpe ignoranti, imbottite di soldi ma il risultato è stato ottenuto.

I critici sono i veri artisti, trasformare pezzi vuoti e banali in arte è arte, e forse anche magia, dove la bacchetta magica in realtà emette banconote da cinquecento euro più che luccicante polvere magica.

L’arte non ha mai avuto bisogno di marketing, anche se molti artisti illustri ne hanno beneficiato in passato. L’arte ignora tutto, non ha principi da seguire o mercati da accontentare.
La maggior parte degli artisti che hanno fatto storia sono morti poveri in canna, i soldi erano solo un ostacolo alla loro arte, i soldi avrebbero solamente ostacolato la loro espressione più pura.

Con questo purtroppo siamo anche consapevoli che qualcuno potrà mettere su un buon profitto in vita, grazie ad una fantomatica arte resa tale dai critici.
Ma la storia tirerà le somme, la luce dell’arte illuminerà solo chi non si è mai piegato al mercato e alla commercializzazione per il guadagno personale. Gli stessi paradigmi con il tempo verranno valutati per il loro reale valore. Tutto il resto rimarrà nell’ombra.

 

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